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Fili del tempo su OutsidersMusica

La recensione del disco di Marcello Capra
 
 

Fili del tempo è stato recensito da OutsiderMusica da Eugenio Goria

http://www.outsidersmusica.it/outsiders/fili-del-tempo-il-nuovo-lavoro-di-marcello-capra/

 

È da poco uscito il nuovo lavoro del compositore torinese Marcello Capra. Virtuoso della chitarra acustica, Capra può vantare un percorso che inizia nei primissimi anni Settanta nel gruppo di rock progressivo Procession, e che continua tuttora con una brillante carriera solista in cui si è guadagnato notorietà in numerosi eventi internazionali dedicati alla chitarra acustica, arrivando ad esibirsi a fianco di veri  propri mostri sacri di questo strumento come John Martyn, restando nel contempo intimamente legato alla realtà locale, lavorando con nomi che vanno dal cantautore Enzo Maolucci a Bobo Boggio dei Fratelli di Soledad. La sua musica è un ottimo esempio di dove la tecnica flatpicking possa spingersi, e in essa si fondono doti tecniche innegabili e brillanti intuizioni compositive che spaziano dal blues alla musica latino americana.

http://www.youtube.com/watch?v=RVmrwHzx_pw

Questo nuovo lavoro, il nono, porta un titolo emblematico: Fili del tempo. Le dieci tracce che lo compongono sono infatti un tentativo di ricucire insieme le molte e diverse esperienze che hanno segnato indelebilmente la carriera del loro autore. Due ospiti di eccezione rendono unico il disco: Silvana Aliotta, cantante dei Circus 2000 e Beppe Crovella, tastierista degli Arti e Mestieri. La voce di Silvana è il vero valore aggiunto del disco: il primo brano Dreaming of Tinder è un tuffo nel passato, una bella ballata acustica che riscopre il sound di molti anni fa, dove è evidente che il tempo non ha portato via nulla a eccezionali doti vocali. Il disco prosegue con una title track strumentale, vigorosa e carica di pathos. Giunge poi il momento di gloria di Crovella, sulla cover di I’m so glad, brano di Skip James reso famoso da Eric Clapton: l’arrangiamento è tutto nuovo, e dell’originale viene mantenuto solo il gusto per un ritmo deciso e incalzante e trova ampio spazio un ottimo assolo di tastiera di alcuni minuti che porta il marchio di fabbrica del suo esecutore.

http://www.youtube.com/watch?v=yWEuG7GAMx4

Grande spazio è dedicato alle figure che hanno determinato qualcosa nella formazione artistica di Marcello Capra: si può apprezzare un sentito tributo ad Astor Piazzolla, dove l’unica pecca può essere forse un uso ecessivo degli archi sintetici che alla lunga stancano; molto meglio il pezzo dedicato a Irio de Paula, un brano di fuoco eseguito con una tecnica invidiabile a cui i filtri voce dal sapore un po’retrò danno un piacevole sapore di anni Settanta. Danzarella è poi una concitata meditazione sulle sei corde, dove l’esercizio tecnico riesce a non essere fine a se stesso e costruisce un pezzo organico e ben congegnato che sa trasportare con la leggerezza dei suoi arpeggi. A chiudere il disco, dopo tanto rimuginare sul passato, una riflessione sul presente e sull’occupazione che il Tibet vive da ormai molto tempo. Il brano è carico di tensione, scandito da buone intuizioni vocali della Aliotta: con sapienti lavori di compionatura, sa dare quel tocco di modernità che in alcuni punti è assente, in favore di una marcata nostalgia di certe sonorità che ricordano i primi Settanta italiani.

È sufficiente ascoltare il disco per rendersi conto che si sta parlando di un musicista dalla grande esperienza, ma anche ricco di buone idee, da cui emerge ancora la voglia di comporre nuovi lavori, anche quando si tratta di riscoprire e rivalutare un passato ricco di glorie e collaborazioni ilustri.

Spesso però, la condanna del virtuoso è quella di essere relegato a un pubblico di pochi intenditori che hanno la voglia e la pazienza di scavare in cerca degli ottimi prodotti che si possono incontrare, se si presta attenzione, anche a pochi chilometri da casa.

 
 
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