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Fili del tempo su KultUnderground

L'intervista a Marcello Capra
 
 

Sono lieto di segnalare l'intervista di Davide Riccio per KultUnderground per il mio nuovo disco Fili del tempo

http://www.kultunderground.org/articoli.asp?art=1911

INTERVISTA
 
Davide
Ciao Marcello. Grazie per averci rinnovato il piacere di ascoltarti ancora. “Fili del tempo”, il tuo nono e ultimo disco, è un lavoro non più in solitaria, diciamo così, ma condiviso con due musicisti di rilievo come Beppe Crovella (Hammond) e Silvana Aliotta (voce… e che voce!) Una scelta che sembra molto mirata. Perché sono state le persone giuste per questo tuo disco?

Marcello
Il background storico è simile per ognuno di noi, cercavo musicisti che avessero un passato… e un presente di grande qualità, sapevo che Silvana non mi avrebbe deluso, anzi mi aspettavo da lei proprio quello che ha saputo con grande maestria, raggiugere... le ho detto di lasciarsi “influenzare” dal clima dei brani, le ho concesso grande libertà esecutiva, al punto che il brano di apertura è una sua creazione per il testo e il tema cantato, con gente di talento non si deve fare i “ragionieri", la qualità deve emergere… stesso ragionamento per Beppe, il quale è stato molto utile nel creare arrangiamenti e temi musicali intrecciati ai miei.

Davide
Fili del tempo tra passato e presente… Mi pare ci siano molte cose che tornano dal tuo passato a cominciare dalla suite per chitarra di brani da “Frontiera” dei Procession. Poi una rielaborazione di Irio e di Danzarella, la cover di I’m so glad… ?
È in qualche modo un disco sulla memoria?

Marcello
Non solo… ci sono diverse composizioni recenti come “Fili del Tempo” “Standby”, “Un sogno lucido”, “For Tibet”… più che memoria direi “viaggio nello spazio-tempo”, qualsiasi evento che ti “segna” resta sempre presente, l’errore è cercare di cancellarlo, se mai elaborarlo a “freddo” aiuta a raccogliere anche dettagli importanti.

Davide
Un maestro della memoria… Per Marcel Proust l'artista non inventa, ma scopre. Compito dell'arte è cogliere nascoste corrispondenze: "dipende da noi rompere l'incanto che tiene prigioniere le cose, portarle sino a noi e impedire che cadano per sempre nel nulla". Quale compito affidi tu alla tua arte?

Marcello
Credo già di averti risposto nella domanda precedente, aggiungerei che la spontaneità rimane fondamentale, quando ho scelto il materiale, non è avvenuto per una sceneggiatura definita prima, ma sulla base di emozioni e sentimenti provati nel momento ludico dell’esecuzione, poi quando si scopre che tutto ha un significato, allora si comincia a ragionare in quale modo si vuole proporre l’opera.

Davide
Astor è una dedica a Piazzolla. Irio al chitarrista brasiliano Irio de Paula… Secondo te cosa fa di un artista un grande, cosa lo distingue?

Marcello
Partendo dal fatto preciso che ognuno ha le sue percezioni e i suoi gusti, per me ci sono varie forme di grandezza, non nel senso delle dimensioni, ma nel senso dei significati… se un artista mi trasmette un ampio ventaglio di valori che condivido, se mi comunica qualcosa che mi “apre” una porta verso un’orizzonte sconosciuto, se mi commuove profondamente, se mi rallegra fortemente, se mi stimola creativamente… ebbene per me è Grande!

Davide
For Tibet” chiude il disco, né sfugge la fotografia dei cimbali tibetani… Se me lo consenti, vorrei consigliare ai lettori il sito dell’Associazione Italia-Tibet Continuano le repressioni, le sparizioni di dissidenti e separatisti… Non solo per i tibetani, ma per gli stessi cinesi (vedi di recente il caso dell’artista Ai Weiwei)… E per il Tibet si parla ormai da troppo tempo di genocidio culturale. Qual è il tuo punto di vista su questo paese e come è nato, cosa racchiude il tuo tributo musicale al Tibet?

Marcello
Coraggio, resistenza non violenta, ricerca interiore, speranza, Spiritualità.

Davide
Veniamo all’albero in copertina… Cosa volevi racchiudere in uno dei simboli più importanti e interessanti dell’umanità e di ogni cultura?

Marcello
In quell’alberello c’è racchiuso un percorso, non a caso è nel pieno della maturazione dei frutti, credo di essere arrivato in una fase di maturità, ma il percorso continua, quell’OM ripetuto nel finale, sarà la base di partenza per nuove avventure… i significati dell’albero è inutile riproporli… sono in perfetta sintonia con le “tracce”.

Davide
Nel retro del cd c’è invece un diapason a fischietto di quelli che non si trovano più.
διά πασῶν ("diá pasôn")… Attraverso tutte le note… Cosa cerchi nella vita attraverso le note, qual è il tuo “LA” ideale attraverso tutte le note?

Marcello
Domanda che presuppone una risposta… la Risposta senza domanda… vuole dire SI.

Davide
Un sogno lucido” è dedicata invece ai tuoi nonni, cantanti lirici. Parlaci di loro e di come è nata la tua passione per la musica, attraverso quali canzoni o brani.

Marcello
I miei nonni erano cantanti lirici, oltre le opere, decisero di formare un duo, con un pianoforte suonato dalla nonna, soprano, e la voce del nonno tenore, cominciarono a viaggiare in tutta Europa, si stabilirono tre anni a Parigi , si portavano in scena la mamma piccola, vestita da bambola che  assisteva e “assorbiva” la loro arte.
Ho ereditato da loro, alcuni dischi, manifesti d’opere, fotografie anche di molti altri artisti degli anni 20/30, una chitarra Monzino e l’accordatore cromatico a fischietto, tutti oggetti veramente preziosi, per il loro valore storico ed affettivo.

Davide
Veniamo alla strumentazione. L’organo Hammond fin dal 1935 del Model A, continua a “esercitare”… Perché piace ancora così tanto questo strumento?

Marcello
Evidentemente ha un suono molto piacevole, un timbro unico e inconfondibile…
 
Davide
Che chitarre hai usato in questo disco e cosa fa di una chitarra “la tua chitarra”?

Marcello
Per otto tracce ho utilizzato una guitar che ho da un anno, costruita dal liutaio Maurizio Cuzzolin di Oderzo, primo esemplare mat.001 di “Great Owl” e per le restanti “Astor” e il medley “Procession”, la mia “vecchia” Ovation Legend. 

Davide
Un disco che racchiude influenze di varie parti del mondo, come già nei tuoi altri lavori: Argentina e Brasile, Tibet e India… Mi piace molto la citazione che hai fatto di Salgàri, dei viaggi similmente immaginari racchiusi nella tua musica verso altre culture. A pensarci bene Torino, vedi anche il Risorgimento, poi con la sua industria nel mondo (la Fiat e la Olivetti certo, ma anche il design, il tessile, i primi passi della radio e della televisione italiana, del cinema e tutto il resto) non è mai stata chiusa in se stessa come si dice, né il torinese davvero un bogia nen (“non ti muovere”)… Oggi credo che sia anzi una delle città in Italia più vocate all’apertura e all’espansione, al cambiamento e alla multiculturalità. Cos’è per te Torino e in che modo agisce sulla o si insinua nella tua musica?

Marcello
Torino è la mia città di nascita e residenza, sembra banale, ma è importante dirlo, senza parlare il “torinese” ho nel mio dna molto di questo luogo, che ritengo sia sempre stato per vocazione e tradizione, aperto alla multicuturalità, l’errore è l’immagine di provincialismo e di sedentarietà che qualcuno aveva interesse a diffondere… ed ora che lo scenario è cambiato, ci si ricorda dei nostri illustri ricercatori, studiosi, letterati, musicisti… tutta gente per niente bogia nen…

Davide
Quando ti si vedrà dal vivo questa estate? Cos’altro stai pensando o preparando per il futuro?

Marcello
Le occasioni per vedermi dal vivo sono poche, non per mia scelta, ma per una serie di fattori legati alla mancanza di una agenzia e la non frequentazione di  piccole o grandi consorterie… non metto limiti per il futuro... ho già in mente alcune cose…

Davide
Grazie e … arved’se!

Marcello
Grazie a te Davide… buona comunicazione!

 
 
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