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Fili del tempo su L'Isola

La recensione del mio ultimo disco
 
 

Lieto di segnalare la recensione di Fili del tempo, su L'Isola della musica italiana

Grazie ad Andrea Romeo

http://www.lisolachenoncera.it/rivista/recensioni/fili-del-tempo/

Questo è un album che “arriva da lontano”. Già, perché Marcello Capra, ed i suoi compagni di viaggio hanno alle loro spalle una lunga ed importante carriera: parafrasando l’autobiografia di un famoso attore italiano però, forse sarebbe meglio dire “un grande futuro dietro le spalle” - perché di strada, questi signori, ne faranno ancora parecchia…

Il chitarrista, già co-fondatore dei Procession, gruppo prog torinese dei primi anni ’70, ha chiamato a collaborare Silvana Aliotta, splendida voce dei Circus 2000 e Beppe Crovella, ovvero l’Hammond degli Arti e Mestieri; dal lavoro di tre fra i principali protagonisti della scena prog piemontese è scaturito Fili del Tempo, titolo quanto mai azzeccato quando si tratta, appunto, di riannodare legami che si perdono nella decadi passate.

Voce, chitarra acustica, tastiere… Dreaming of tinder offre subito un’idea di quello che sarà lo sviluppo dell’album: un lavoro acustico, a tratti introspettivo, con una sottile vena malinconica, come del resto il titolo stesso lascia trasparire: brani “meditativi”, in cui se la voce funge quasi da guida, le sei corde creano l’ambiente, la situazione, lo “spirito” giusto per lasciarsi andare all’ascolto.

Dieci tracce molto istintive, coerenti fra loro ma dalla personalità spiccata, mai troppo “arrangiate”, e quindi leggere nella loro semplicità strutturale. Fili del tempo e Standby da un lato, Astor e Irio dall’altro, possono ben rappresentare gli estremi dell’album: minimali le prime due, solo chitarra, elaborate ma non troppo le altre due, chiari esempi della poliedricità ed anche della perizia tecnica di Marcello Capra.

La rivisitazione, per chitarra, Hammond e voce, della classica I’m so glad è originale, geniale nella sua semplicità, brillante nell’interpretazione, calda e dinamica.

Un discorso a parte merita Procession, la mini suite che riannoda, qui davvero anche con le note, il legame con la band in cui il chitarrista militò nei primi anni ’70, e con la quale realizzò l’album Frontiera.

Da ascoltare in pieno relax, per assaporarne i numerosi dettagli, per coglierne le sottili rifiniture, e per apprezzarne, perché no, anche la “confezione”, visto che la musica non è solo contenuto, ma anche forma.

 
 
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