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L'intervista su RawAndWild

L'Onda Luminosa di Marcello Capra per
 
 

 L'Intervista di Giuseppe Felice Cassatella per RawAndWild

http://www.rawandwild.com/interviews/2013/int_marcellocapra.php

Lontano dai riflettori Marcello Capra ha costruito negli anni una carriera ricca di soddisfazioni e riconoscimenti. Oggi torna alla ribalta con ben due opere: una che risale agli inizi della carriera e l'altra che ne fotografa lo stato di grazia attuale. 

Ciao Marcello, benvenuto su rawandwild.com. Questo 2013 è iniziato con un paio di gradite sorprese per i tuoi fan: la diffusione del video "Onda Luminosa" e la pubblicazione di 9 Gennaio 1972, un vecchio live dei Procession. Presente e passato: quanto sei cambiato come uomo e musicista nel lasso di tempo che separa le registrazioni di queste due opere?

Quarantuno anni sono una vita, il passaggio dalla giovinezza a una età matura: il fisico si trasforma, il bagaglio artistico e umano s'intensifica, aumenta anche la consapevolezza di ciò che si realizza, ma è rimasta immutata la passione per la musica e la voglia di condividere il frutto del mio lavoro di musicista.

 

Hai definito "Onda Luminosa" il tuo manifesto per il 2013: quali sono i principi ispiratori che ti hanno spinto a comporla e quali contenuti programmatici contiene?

La prima ispirazione di "Onda Luminosa" è arrivata in un momento di grande smarrimento e tristezza per le gravi condizioni di salute della mia cara mamma. Dopo il doloroso distacco ho elaborato una parte, lasciata ogni volta all'improvvisazione, che ha influenze orientali. Un po' raga un po' danza, un pensiero positivo verso il futuro, una dolce utopia, in contrasto con una serie di presagi "oscuri" per gli esseri viventi.

 

Hai scelto di divulgare il brano su youtube e non attraverso i normali canali di diffusione della musica, quelli dedicati all'ascolto. Questo mi fa credere che l'aspetto visivo sia parte fondamentale dell'opera. Mi sbaglio?

L'idea di mettere in rete con youtube è nata dall'incontro con due fotografi professionisti freelance, Emanuele Cerruti e Susanna Buscaini, con i quali abbiamo selezionato una lunga serie di loro scatti. Abbiamo privilegiato immagini e ritratti in sintonia con la serenità del tema musicale, da quelle in studio a quelle a Torino, la mia città, da altre zone d'Italia all'estremo Oriente. 

 

Passiamo ora a 9 Gennaio 1972, hai conservato per anni nel cassetto i vecchi nastri o sono spuntanti fuori all'improvviso?

Incredibile casualità, nessuno più ci ricordava che in una lontanissima domenica un fan avesse registrato un nostro live e in seguito avesse dato una cassetta all'organista Mario Bruno, che lasciò la band dopo qualche mese per iniziare una bella carriera, che tuttora prosegue, suonando il corno nell'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Il ritrovamento è avvenuto la scorsa estate nel solaio della sua casa di campagna, rovistando tra vecchie cose. In un incontro memorabile mi ha dato un cd che poi è stato ottimamente rimasterizzato da Beppe Crovella nell'ottobre scorso. Anche lui con lui c'è un legame importante, perché Gianfranco Gaza il cantante, dopo l'esperienza Procession, nel 75 entrò negli Arti e Mestieri. 

 

Cosa ricordi di quella serata?

Era una domenica pomeriggio, noi suonavamo come "attrazione" per due set di 45 minuti. Ricordo un pubblico entusiasta che riempiva la pista e tutto intorno, molti ballavano da soli, rapiti dai nostri suoni. Avevamo anche un seguito numeroso tra i musicisti che ospitavano nella nostra sala prove. Io nel finale di "Fire and Water" saltai dal palco e improvvisai un solo alla Hendrix, come si può sentire dal cd. Eravamo molto affiatati, perché suonavamo continuamente da diversi mesi. 

 

Quali erano le tue influenze all'epoca e quali sono oggi?

All'epoca suonare cover non era come adesso, i nostri "eroi" erano da poco comparsi sulla scena internazionale, i loro primi dischi avevano un effetto elettrizzante nei nostri cuori. Anche altri gruppi, che poi divennero molto famosi, suonavano pezzi stranieri: era una "palestra" collettiva dove si sperimentavano nuovi suoni e strumenti, non interessava l'omologazione come in questi tempi. Oggi è diverso, io ascolto di tutto e non ho punti di riferimento se non quello dei grandi musicisti che ammiro da sempre, da cui ho tratto l'insegnamento di seguire la mia strada.

 

Una cosa che mi sono sempre chiesto è se le band di quel periodo si sentivano parte di una scena, quella progressiva, o se è stata solo un'invenzione giornalistica successiva per dare un nome al "calderone" che raccoglieva voi, BMS, PFM e altri. Da testimone di quell'epoca cosa mi dici al riguardo?

Nei primi 70 ci si sentiva parte della "Pop Music", termine che definiva musica con mille influenze che si contrapponeva alla canzone tradizionale. "Progressive" non si usava come termine. Colto da una felice intuizione, però, Pino Tuccimei, il nostro manager, scrisse nel 72: "Buone Feste Progressive", anticipando i tempi . Tutti cercavamo una dimensione personale, noi per esempio fummo tra i primi a utilizzare anche chitarre acustiche nei concerti, anche se ancora non avevano sistemi efficaci e fedeli di amplificazione. 

 

Dopo la pubblicazione di Frontiera, album d'esordio dei Procession, hai iniziato una lunga carriera solista, contraddistinta da numerose pubblicazioni: quali credi che siano stati i passi più importanti di questo cammino?

Dopo "Frontiera" e il servizio militare ho iniziato sempre di più un "linguaggio" con l'acoustic guitar, senza mai abbandonare del tutto l'elettrica. Collaborazioni, tour, partecipazioni a convention internazionali, mi hanno dato grandi soddisfazioni. Fortunatamente la mia vena creativa continua a esserci, nei momenti meno prolifici, mi dedico maggiormente allo studio dello strumento, per riuscire sempre meglio a trasmettere i miei sentimenti. 

 

Progetti futuri?

Vivo al presente e mi lascio guidare dalle nuove ispirazioni. Comunque sto lavorando a un progetto che comprenderà la mia musica e non solo…

 

Ti ringrazio per la piacevole chiacchierata, nel salutarti lascio a te la conclusione…

Avrei potuto entrare di più nel dettaglio, ma credo nella "sintesi". Per esprimersi in qualsiasi forma artistica, penso che si debba spremere il frutto, ricavarne "l'essenza" e poi trovare le giuste alchimie…

 
 
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